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La Comunicazione

Siamo in un’era dove tutto è comunicazione, ci colleghiamo da un capo all’altro del mondo in una frazione di secondo, viviamo in simbiosi con i nostri smart phones, abbiamo centinaia di amici sui social, e siamo bombardati da notizie di ogni genere ad ogni ora del giorno e della notte.
L’umanità non ha mai vissuto un’epoca come quella attuale, dove ogni cosa, velocizzata in maniera esponenziale, ci rappresenta l’intero pianeta in tempo reale.

Questo però mette in crisi i ritmi psico/biologici di noi tutti, che non possiamo smaltire la valanga d’informazioni che gli eventi mondiali quotidianamente producono. I nostri computer e tutte le diavolerie che utilizziamo quotidianamente sono molto più veloci del nostro sistema nervoso e delle nostre capacità ricettive. Questo porta da un lato alla sensazione di essere sempre in contatto con tutto, all’illusione di non essere mai soli; dall’altro porta alle inevitabili conseguenze prodotte dall’eccessivo stress di cui tutti sentiamo parlare.

Quando questo stress supera certi livelli di intensità e di durata, inizia a dare segnali di disagio, attivando la cosiddetta sindrome di adattamento, che si manifesta in fasi crescenti: fase d’allarme, di resistenza e di esaurimento. Non confondiamo però questa sindrome con l’esaurimento nervoso di cui si sente tanto parlare, che non esiste tra le psicopatologie conosciute.

Il prodotto della fase d’esaurimento sono le cosiddette malattie psico/somatiche, categoria cara ad alcuni medici, che personalmente non posso concepire perché non credo che esistano malattie che non vedano interessato l’uomo nella sua totalità di mente e corpo.
Tra le più comuni spicca la depressione, che ha visto un aumento negli ultimi anni di circa il 30%, e che simbolicamente potrebbe proprio significare che il nostro organismo è stato depauperato di risorse vitali che gli dovrebbero permettere d’interagire col mondo circostante per l’appagamento dei propri bisogni e per dare un senso alla propria vita.

Esistono vari livelli di depressione, dalla lieve, che può manifestarsi con piccoli disagi, a quella grave, che può privare l’individuo di ogni volontà, facendolo apparire un vegetale, senza alcun interesse per la propria e l’altrui vite.
Manca sicuramente il tempo del recupero, che tradotto potrebbe significare momenti di solitudine, in cui ritrovare se stessi e riorganizzare i propri sentimenti, valori, percezioni, pensieri, strategie di vita.

Ora mi chiedo: ma non avremmo dovuto comunicare meglio con tutti gli strumenti che ci consentono di rapportarci in continuazione col mondo intero?
Com’è che invece viviamo in un mondo dove prevale il contatto con i propri aggeggi elettronici, a scapito dello scambio relazionale vero? Penso ai giovani, certo, ma sarebbe fuorviante e semplicistico attribuire loro questi comportamenti e negare che lo stesso fenomeno si realizzi negli adulti.

Si è in realtà sviluppato un mondo solipsistico, di persone che credendo di essere in contatto col tutto, in realtà sono soli davanti al loro schermo. E mentre armeggiano freneticamente sulle tastiere, non si accorgono neppure di chi sta loro accanto. Non lo guardano, non l’ascoltano, non scambiano idee, se ne disinteressano completamente, tranne quando lo ritengono strettamente necessario per espletare un bisogno che passa solo attraverso l’altro.
Questa nuova forma di solitudine stimola il narcisismo, ma con la ricerca spasmodica di contatti aumenta paradossalmente l’indifferenza per l’altro e un ingannevole senso di autosufficienza onnipotente.

Ho citato solo la depressione, ma la frenesia a cui siamo sottoposti può produrre anche tanti altri effetti a tutti i livelli sia fisici che psicologici.
Emicranie, insonnia, fobie, sindromi ossessive, e nevrosi in genere si nutrono di questi stili di vita malsani, che non prevedono la pausa di riflessione, dove impera il motto “chi si ferma è perduto”.

Del resto questo è ciò che la cosiddetta modernità ci offre, e da cui difficilmente possiamo sottrarci, se non facendo scelte estreme, che prevedano il ritiro da ogni forma di sollecitazione eccessiva.

Si direbbe che neanche il malato ha più diritto di essere tale. Chi lucra sulle malattie e sui farmaci facilmente sostituisce il vecchio e caro appellativo di essere umano con il termine consumatore, di medicine.

La nostra società tende a trovare una rapida soluzione a qualsiasi problema e se non ha una soluzione pronta all’uso tende a rimuovere il problema o a dimenticarlo.
Temo che non ci sia soluzione preconfezionata ai problemi che ho esposto ma non voglio con questo seguire la tendenza a rimuovere il problema. Penso sia importante riflettere e parlare in merito alla nostra evoluzione, pur problematica che sia.

Ciro Barberio


Training Autogeno

8 novembre 2017

Il Training Autogeno

Il Training Autogeno è un po’ come un’isola su cui potete rifugiarvi quando avete bisogno di staccare la spina, di riprendere contatto con i vostri desideri, di liberarvi dallo stress.
È un metodo di auto-distensione, come lo ha definito negli anni Trenta il suo ideatore, lo psichiatra tedesco J. H. Schultz.
È una tecnica di rilassamento profondo che porta ad allontanarsi temporaneamente dalla realtà.
Immaginate che il vostro atteggiamento abituale, quello con cui vi svegliate ogni mattina e che assumete durante la giornata, sia come un vestito: il training autogeno vi permette di toglierlo per un momento e di vedere cosa c’è sotto.
È un modo per diventare più padroni di sé, una condizione indispensabile per sopportare e superare le tensioni o per prendere decisioni importanti. È come se, con il pensiero, si facesse un massaggio al corpo e all’anima. Più spesso ripetete questo massaggio, più ne sentirete i benefici.
Chi pratica con costanza diventa meno sensibile agli stimoli stressanti, quelli che a lungo andare provocano vari disturbi, dalle contrazioni muscolari (in particolare nella zona delle spalle) alla tachicardia.
Affinché gli esercizi siano efficaci, occorre imparare ad eseguirli correttamente, praticarli con assiduità e fiducia. Potrete farli ovunque vi troviate, anche in ufficio e richiedono poco tempo, basta trovare una posizione comoda e un po’ appartata.
A tutti i partecipanti sarà rilasciato un attestato di frequenza.


Ipnosi

8 novembre 2017

Ipnosi

L’ipnosi è una condizione, uno stato di coscienza simile al sonno che permette l’accesso agli stati profondi della nostra consapevolezza e quindi ci consente di mettere in atto tutti i cambiamenti desiderati.
Con l’aiuto dell’ipnotista, vengono per così dire dissemblati gli schemi di comportamento ormai scesi sotto la soglia della coscienza, vengono cambiati i riferimenti percettivi e cognitivi, quindi riassemblati in combinazioni diverse.
In questo modo le risorse del paziente sono valorizzate e utilizzate per la risoluzione dello stato di sofferenza.
È ormai riconosciuta come strumento valido per la cura di nevrosi, per il controllo del dolore fisico, per l’eliminazione di disturbi del comportamento.
Occorre chiarire però che la persona in stato ipnotico non è, come spesso erroneamente si pensa, sotto totale dominio dell’ipnotista, anzi, sa bene cosa sta facendo e percependo.
Semplicemente ha messo da parte la critica, la ragione a favore dell’uso creativo delle risorse della mente.


SEDUTE VIA SKYPE

22 giugno 2016

Si effettuano sedute via Skype per tutti coloro che per motivi vari non possono raggiungere lo studio.
Concordare l’orario telefonicamente o via mail
0041763844579
Info@rilassamento.ch


REBIRTHING

7 giugno 2016

Rebirthing

Il Rebirthing nasce intorno agli anni 60 negli USA da un’idea di Leonard Orr, che cercando di aiutarsi a superare i problemi esistenziali della sua vita, ha iniziato a sperimentare il respiro consapevole.
Il Rebirthing (letteralmente rinascere) insegna infatti a respirare in modo olotrofico per rilasciare tensioni fisiche, ripulire la mente da pensieri negativi e dalle immagini limitanti che provengono dal passato, cioè a rintracciare nel nostro passato il significato delle tensioni fisiche e delle paure che governano il nostro presente. Si va oltre il semplice controllo fisico: la circolarità del respiro usato con questa tecnica porta ad uno stato di calma e consapevolezza elevata.

In breve, i principali benefici del Rebirthing sono:

purificazione delle tossine derivanti dallo stile di vita moderno, con conseguente rafforzamento del sistema immunitario
riduzione dello stress fisico e mentale, delle tensioni e della stanchezza accumulata, parallelamente ad un ritorno del piacere di vivere e di gioire
liberazione delle emozioni trattenute e dei blocchi energetici che impediscono il libero fluire dell’energia
integrazione dei traumi mentali passati con conseguente miglioramento della personalità e del carattere
conseguimento di uno stato di coscienza di sé più elevato e di una visione della vita più matura e più in armonia con le leggi dell’esistenza.


Tutti i mercoledì dalle 19.00 alle 21.00


TERAPIA DI GRUPPO

7 giugno 2016

Per conoscere se stessi attraverso gli altri, acquisire maggiore consapevolezza e agevolare la crescita personale.
Aperte le iscrizioni
Al martedì dalle 19.00 alle 22.00